Investire sulle P.M.I., sul loro capitale umano, per la ripresa: ora, ce lo ricorda anche Harvard

Noesis, quotidianamente, lavora con e per le P.M.I., una realtà caratterizzante del nostro territorio, piena di potenzialità che, però, in un certo senso, va compresa, “ottimizzata e guidata”. Il valore dei nostri distretti, delle nostre filiere produttive, recentemente, è stato sottolineato da un’autorevole fonte, l’Harvard Business Review, che dichiara in un suo studio/articolo: la globalizzazione non ha ucciso i distretti industriali nel Nord-Est italiano. I dati si rifanno, nello specifico, al Veneto ma, nella nostra Regione, L’Emilia-Romagna, la situazione è molto simile.

Secondo la fonte, la sopravvivenza di questa forma organizzativa dipenderebbe solo secondariamente dalla volontà di puntare su manufatti di lusso, e  primariamente dalla presenza di grandi aziende leader che – in un certo senso – tracciano la rotta comune da seguire, riuscendo a mettere in comunicazione la piccola realtà locale con il vasto orizzonte internazionale; però, sottolinea l’articolo, per continuare a farlo, serve una classe imprenditoriale e manageriale all’altezza, determinata e preparata a cogliere nuove sfide. Punto di snodo fondamentale su cui Noesis insiste con i suoi percorsi di training e gli interventi di gestione di impresa: le risorse, le persone, il maggiore capitale per un’azienda.

“Il Nord-Est è un laboratorio ideale per la ricerca: un territorio limitato in cui si possono osservare le aziende, le istituzioni e le infrastrutture […] molti colleghi pensano che siano morti, ma sbagliano. Non è un caso che Harvard ci abbia chiesto di studiarli”, spiega Giulio Buciuni, Ricercatore dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, a Linkiesta.

Un valido esempio è rappresentato dal comparto delle calzature nel distretto di Montebelluna (Treviso): il distretto, le cui origini risalgono al 1800, inizialmente si è specializzato nella produzione di scarponi da montagna e, nel tempo, ha ampliato le sue prospettive con scarponi da sci e scarpe sportive, finché dei “colossi” – esteri e italiani – come Nike, Nordica e Lotto, hanno investito in quel territorio decidendo di mantenere nel trevigiano solo la parte di ricerca e sviluppo e spostare la produzione in Romania e Cina. Questo fenomeno, chiaramente, ha determinato un lento calo dell’occupazione. Viceversa, nel distretto della Riviera del Brenta (Provincia di Venezia) – anch’esso risalente all’ ‘800 e specializzato in calzature femminili di lusso -, importanti nomi come Armani, Prada e Dior hanno scelto di mantenere nella zona anche la produzione. Due strade, quindi, solamente apparentemente simili ma, in realtà, molto diverse fra loro.

Le aziende leader – chiamate dallo studio knowledge integrator, ossia integratori di conoscenza – fungerebbero, in primis, da serbatoio di raccolta per le competenze, le conoscenze, il saper fare e il talento locale e, in un secondo momento, contaminerebbero questo bagaglio con istanze internazionali; quindi, porterebbero un valore aggiunto fondamentale. Un valore che, però, da solo – esterno, possiamo dire – non basta. Non basta se non viene recepito e incentivato dai manager delle P.M.I. .

Oggi, specie sul web, si discute di molti strumenti altamente innovativi come le stampanti 3D ma la realtà concreta, la realtà contingente, ci sta dimostrando che esistono delle urgenze da prendere in considerazione e, fra queste, sicuramente, la formazione di una classe manageriale adeguata, appunto: è necessario che l’innovazione arrivi e resti nel nostro territorio per permettere una reale evoluzione.

In questo interessante video, prodotto Da Intesa SanPaolo, si spiega chiaramente come le P.M.I. giochino un ruolo determinante nel nostro sistema produttivo, specie come fornitrici per grandi realtà; quindi, ci racconta dell’esigenza di investire su queste micro-imprese costituite da artigiani capaci di creare prodotti di altissima qualità per permettergli di innovare e, quindi, crescere perché la dimensione d’impresa non è più un fatto “personale” ma diviene garante di sopravvivenza. L’elemento delle filiere come fattore imprescindibile per la ripresa, quindi.

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